1. Dylan Dog
2. Chi è dolce e un po' malinconico
3. La liquirizia in tutte le sue forme
4. Le discipline scientifiche
5. Il mare caldo e tranquillo delle sette di sera
I permalosi, gli invidiosi, i supponenti, i fanatici, chi pensa di potermi dire come vivere, insomma gli idioti in tutte le loro varianti
J.Austen, A. Baricco, R.Bradbury, O.Wilde, C.deLaclos, Il Divin Marchese, I.Asimov, E.e C.Bronte, L.Sepulveda, J.Saramago, O. Fallaci, J.K.Jerome, J. Amado, C. Bukowsky.
VIAGGIO AL TERMINE DELLA NOTTE (Cèline)
LE INTERMITTENZE DELLA MORTE (Saramago)
CELL (King)
TWILIGHT (Meyer)
DALLA PARTE DELLE BAMBINE (Belotti)
| A | Awkward |
| R | Rounded |
| I | Irresistible |
| A | Ambivalent |
| C | Controversial |
| H | Huge |
| I | Industrious |
| A | Altruistic |
| R | Relaxing |
| A | Astounding |


Omaggino al mio caro ex compagno d'università Gabriele, oggi fumettista affermato.
La prova vivente che nella vita si può fare qualunque cosa. Basta volerlo.
E avere una laurea in fisica nucleare.
Grazie ai miei tre lettori, contribuirò pesantemente al consolidarsi della sua fama.
Eh, son cose, queste.
C'è la diffusa tendenza da parte delle imprese, a considerarti un beneficiato, per la sola ragione che pagano il tuo lavoro.
(Enzo Biagi)
Oggi è ancora più vero.
Lo stipendio oggi è diventato un benefit.
Una sorta di indennità integrativa.
Integrativa rispetto al reddito principale, costituito dal Gratta e Vinci, dalla pensione del papà che ha lavorato trentanni in altoforno e dalle mancette di Natale degli zii di Pordenone.
E tutte queste entrate sono cumulabili!
Ma denunciamole, queste storture del sistema, questi privilegi, che poi i malpensanti dicono che sono solo i parlamentari a prendere stipendi multipli.
Nel post precedente sul precariato, non parlavo di me. Io mi trovo, almeno per ora, in una condizione doppiamente privilegiata, nel senso che ho un lavoro non precario, e non lavoro per necessità. O almeno non per necessità materiale.
Eventualmente per necessità psichica.
Non lo sottolineo per dire "oh ma non pensate che io sia una di quegli sfigati eh?!", ma solo per dire che anche se certe cose non sono mai capitate a me, probabilmente più per fortuna che per altro, quando le vedo succedere agli altri io ci sto male.
Quando vengo a sapere che, nel mio entiurajh, una donna, che neanche conosco, è stata incentivata a lasciare l'azienda perchè la sua condizione di madre non era più compatibile con il "ruolo aziendale", quando sento le stesse donne esprimere pareri del tipo che è ovvio che un'azienda non sia interessata ad una lavoratrice madre, perchè si sa che è meno disponibile eccheccazzo non si può avere tutto hai voluto i figli, non puoi pretendere anche di volerti realizzare nel lavoro...
Che poi, ma quale realizzazione, si parla semplicemente di un lavoro normale, noioso, routinario, fatto per lo più per portare a casa un altro stipendio.
Niente di tutto ciò succede a me.
Ma mi arrabbio lo stesso, mi incupisco, mi ribello, come se fossi io la malcapitata che deve sopportare la miopia e l'ottusità altrui.
E magari intervengo goffamente in difesa di chi sta subendo un sopruso, ma senza nessun risultato, perchè mi scontro sempre con un individualismo incredibile, patologico, in cui ognuno cerca di sopravvivere, godendo in segreto del disagio altrui, applicando il mors tua vita mea, senza rendersi conto che lasciar morire oggi una persona che si trova in una situazione in cui tu ti troverai domani, equivale ad autocondannarti a morte.
Mors tua, mors mea. Ma dico: sei davvero un genio!
Vivo ormai da mesi come in un acquario ovattato, guardando attraverso il vetro cose, persone, eventi che non mi appartengono affatto.
Non so nemmeno se sono dentro o fuori dall'acquario, nè cosa sia meglio.
E mi chiedo se in me ci sia qualcosa di sbagliato, nello stare perennemente depressa e incazzosa per questo uaild uorld.
Anche nelle giornate positive, io sono comunque incazzata. Così, per atto di fiducia.
Questo è anche il motivo per cui non scrivevo più sul blog. Iniziando a scrivere, non facevano che sgorgarmi lamenti tibetani, non interessanti da condividere. Forse mi sto progressivamente trasformando nella solita quasi quarantenne sull'orlo di una crisi di nervi, senza più null'altro da dire se non esporre con amarezza prove continue del fatto che mi sembra di vivere in una società che nutre un profondo disprezzo malcelato per le donne, perchè altrimenti tante situazioni di disagio femminile non si spiegherebbero.
Va be', non importa, il blog virerà in nero, ma mi va bene così.
Sono anche stanca di tutta 'sta ggggente intorno a me, così fintamente impegnata, in realtà completamente incapace di vedere quel che c'è da vedere, che fa la brillante, che parla di libri, mostre, spettacoli teatrali, viaggi, aste di oggetti d'arte, vintage, ricette di novelle cuisine, di quanto è figo fare free claimbing.
Non lo so, se c'è troppo disagio, troppa sofferenza intorno a me, io non riesco a vivere bene, a non pensarci.
E potrei passare i miei pomeriggi nei Centri Benessere, nel Quadrilatero della Moda, fare tutto quel cazzo che mi pare, dalla riflessologia plantare, alla recitazione, ai balli latino americani, al corso di scrittura creativa in sanscrito con influenze pugliesi. Potrei fare la sciùra insomma, fingere di vivere sostituendo la vita con la mondanità. Diventare una morta che cammina, rapportarmi con un'infinità di altri cadaveri, parlando di quanto è bello il rivestimento in raso, e le rifiniture in ebano della nostra tomba.
Ma non ci riesco. E sto male.
Probabilmente ormai sono una disadattata. Grazie a Dio.
Sto sempre male. Ma non importa. Mi sento viva in questo modo.
E penso che se ognuno di noi soffrisse per gli altri come per sè stesso, forse si riuscirebbe a non andare alla deriva alla velocità della luce, come sta succedendo.
Sto male. Ed il problema è che non so come incanalare questo malessere, dove lasciarlo defluire, affinchè da tutto questo fango venga fuori almeno qualche piccolo fiore.
Sapere che c'era, da qualche parte nel mondo.
Senza averla mai vista, ma sapere che c'era.
Bastava questo.
A volte basta solo sapere che in qualche posto brilla un fuoco, per sentirsi al caldo, un po' di più.
Ora lei ha portato il suo sorriso chissà dove e oggi qui fa un freddo nero assurdo e non si riesce a respirare, a vedere bene, ad andare, in qualche modo, avanti.
Mio Dio. Che paralisi.

Certe cose sono ferme, statiche, immobili, eppure noi siamo strutturati in modo da vederle muoversi.
...
Questa faccenda deve avere prodotto nella società danni incalcolabili.
E comunque oggi ho mostrato l'immagine a fianco a mia figlia (ormai è in prima elementare, certe questioni serie si possono anche affrontare), e le ho chiesto se ci vedeva due che stanno per baciarsi oppure un bel vaso.
Mi ha risposto "Vedo due che stanno baciando un bel vaso!"
La terza via.
Quella che non vediamo più.
Ho inteso che, almeno fino ai sei anni, gli esseri umani potrebbero anche non essere dannosi per la società.
Dai sette in poi, devo ancora verificare.
I could be brown, I could be blue, I could be violet sky, I could be hurtful, I could be purple, I could be anything you like
Gotta be green, Gotta be mean, Gotta be everything more
Why don't you like me?
Why don't you like me?
Walk out the door!
(Grace Kelly - Mika)
Questo spazio, è nato circa 3 anni fa, in un momento in cui ero una giovane donna che stava per diventare madre.
Una donna pulita, gioiosa, sarcastica e velenosa si, ma solamente perché conservavo ancora intatta la capacità di arrabbiarmi, per alcune cose che secondo me non andavano bene e che erano causa di disagio per altre persone.
E fare del male agli altri, soprattutto se è un male che si può evitare, soprattutto quando è un meno sul conto di qualcuno senza corrispondenza di un più sul conto di qualcun altro –convengo comunque che quest’ultimo punto di vista sia abbastanza cinico-, per la mia percezione è sempre stata una cosa contro natura.
L’Unica cosa contro natura, al di là di tutte le chiacchiere che si fanno oggi su cosa sia degno di stare sotto questo cielo e cosa no.
Chiacchiere che, per come la vedo io, si riassumono in un solo concetto, che probabilmente non brilla per la sua complessità: quando ti preoccupi troppo di con chi scopa il tuo prossimo, probabilmente è perché a te non tira più.
Questo concetto di mia personalissima invenzione, che ammetto possa essere percepito come troppo materiale e volgare se applicato alla sola sfera sessuale, non lo è se elevato al punto da abbracciare la vita intera, in tutte le sue manifestazioni.
La gioia di una cena fra amici, la gioia di aiutare qualcuno in difficoltà, la gioia di un profumo nuovo, o di una vecchia fragranza di braci e di bosco che ti riporta indietro in immagini che credevi perdute.
La gioia…
Ma non voglio divagare.
E’ che… non si è sempre un fiore che sta sbocciando, e non sempre si riesce a guardare alla vita come ad una primavera rigogliosa e gentile.
Forse fuori la stagione non è cambiata, ma questo spazio non mi rappresenta più. Non so quando sia successo, ma non mi ci riconosco più. Non mi sento più né gioiosa né pulita. E soprattutto, ho perso la voglia di arrabbiarmi, di disgustarmi.
Non riesco nemmeno a disgustarmi di me stessa, mi vedo vivere e fare cose che…. senza battere ciglio.
Continuare a scrivere su questo blog, vorrebbe dire inquinarlo, alterarlo, vanificare l’allegria, la gioia che mi ha dato, il caldo affetto degli spiriti affini, così vividamente registrato nelle pagine sotto…
Vorrebbe dire forse anche non rispettare le persone a cui in questi anni, seppur virtualmente, ho imparato a volere bene.
E questo proprio non desidero farlo.
Non sono mai stata Ariachiara, e meno che mai lo sono adesso.
Lascio tutto così com’è. Le stagioni si alternano, e a questa strana pioggia sporca primaverile, seguirà forse una Lunga Estate Calda, come recita il titolo di un film che parla di donne che si cercano e faticano a trovarsi (che novità…).
E forse ci incontreremo di nuovo.
Io vi voglio bene.
Ma adesso non mi resta che….
(Sipario)